venerdì 10 febbraio 2012

Arvo Pärt, cieli capovolti e l'emulsionante universale.

La neve è bianca. E fin qui. E' pesante anche. Se ne sono accorti gli alberi del mio quartiere, riversi per terra, radici sventrate insieme all'asfalto che le nascondeva. Giganti di legno e clorofilla distrutti dal peso di semplici cristalli di acqua. Sembrano ballerine in punta di piedi, i fiocchi di neve. Splendide creature leggiadre e quasi trasparenti che danzano al ritmo di accenti impercettibili. Poi ti avvicini e ti accorgi di ogni muscolo tirato, della forza, dell'equilibrio e della fatica che si nascondono dietro la nivea bellezza di quei movimenti perfetti. In musica si chiamerebbe "minimalismo". E' l'ora giusta della notte e dell'inverno in cui sentire Arvo Pärt. "Tabula Rasa- II. Silentium: senza moto". Infilo una giacca pesante e gli scarponi comprati a Zurigo un paio di vite fa e con Silentium nelle orecchie comincio a camminare in questo deserto di bianco e sirene dei Vigili del Fuoco (che ossimoro, la vita) che è Roma stanotte. Le frasi musicali di Silentium sono ripetute fino ad accartocciarsi in un cono d'ombra della mente di cui avevi perso le chiavi. Non c'è spazio per le variazioni. Il deserto è deserto. Anche in musica.